Il Muro della Gentilezza

Il Muro della Gentilezza arriva anche a Milano, inaugurato il 7 gennaio 2020, in via Luigi Nono. Sarà possibile lasciare cappotti, sciarpe, cappelli, maglioni, cuscini e scarpe. Piano piano in alcune città d’Italia il fenomeno sta prendendo vita. Di cosa si tratta, come funziona e dove nasce?

Il Muro della Gentilezza: di cosa si tratta

I Muri della Gentilezza, dall’inglese Wall of Kindness, sono pareti posizionate su un muro pubblico della città, con attaccapanni dove posizionare gli indumenti. Chiunque abbia abiti usati da donare passa al Muro della Gentilezza e appende l’indumento. Chi ne ha bisogno potrà andare e prenderlo. È un meccanismo anonimo, a dimostrazione del fatto che il bene si può fare in silenzio, senza la necessità di autoglorificarsi. Il Muro della Gentilezza è simbolo di solidarietà e aiuto tra i cittadini. Non per forza ricchi, famosi, in cerca di visibilità. Cittadini comuni che vivono almeno un po’ meglio di altri e che decidono di non restare indifferenti alle condizioni altrui. Questo Muro è anche la dimostrazione che per fare del bene e aiutare i meno fortunati non servono grandi cose. Piccoli gesti che, per chi li fa, possono essere niente ma, per chi li riceve, possono fare la differenza.

Il Muro della Gentilezza, la storia

Il primo Muro della Gentilezza apparve a Mashhad, nel 2015, in Iran. Stando alle fonti a disposizione il gesto è partito da un signore anonimo che attaccò dei chiodi ad una parete e la verniciò in modo da renderla colorata. Infine, mise la scritta: “Se non ne hai bisogno, lascialo. Se ti serve, prendilo”. In pochissimo tempo il popolo rispose bene a quel gesto e la parete si riempì di maglioni, sciarpe, giubbotti e coperte. L’iniziativa ha avuto il simbolo anche di protesta, simbolica, verso il governo e verso la sua incapacità di prendersi cura dei poveri. Da quel momento, anche grazie alla condivisione via web che ha permesso che il fenomeno diventasse virale, l’iniziativa è stata accolta e ripetuta in diverse parti del mondo. Vediamo qualche esempio:

  • Pakistan. Il primo Muro della Gentilezza apparve nel 2016. La caratteristica del Pakistan consisteva nella possibilità, per la prima volta, di poter lasciare qualsiasi cosa venisse considerata d’aiuto per il prossimo. Non solo dunque indumenti ma anche beni di prima necessità (ovviamente confezionati e non deteriorabili), giocattoli e qualsiasi altro oggetto utile.
  • Cina. Anche qui il primo Muro della Gentilezza ebbe luogo nel 2016, nella regione di Guangxi Zhuang.
  • Giordania. Il primo Muro della Gentilezza è apparso nell’autunno del 2017 ad Amman, nelle pareti esterne di un hotel. Qui è usanza, da parte dell’hotel ospitante il Wall of Kindness, di raccogliere i vestiti donati e lavarli, prima di smistarli poi alla popolazione più bisognosa.
  • Svezia. Il primo Muro della Gentilezza apparve nella città di Uppsala, poco prima di Natale 2018. Qui l’iniziativa è partita da un’agenzia immobiliare che ha posizionato un grosso cubo tutto illuminato e la scritta: “Prendi un cappotto se hai freddo. Lascia un cappotto se non lo usi più”.

I Muri della Gentilezza in Italia

In Italia, i Muri della Gentilezza hanno cominciato ad essere allestiti in numerose città. A Roma, ad esempio, ne è stato creato uno, inaugurato il 19 marzo 2018. L’idea partì dagli studenti del liceo Marymount International School, con la collaborazione di diversi artisti. Il Muro venne realizzato nella sede Ama, con il muro che si affaccia sulla via Cassia, nel quartiere periferico La Storta. Altri Muri sono apparsi in Campania, a Cerreto Sannita (in provincia di Benevento) ed Emilia-Romagna, a Bologna. Inoltre, a Latina, Palermo e Parma.

Qualcuno potrebbe dimostrarsi scettico e potrebbe non fidarsi del prossimo. Tuttavia, il più delle volte, i cittadini hanno dimostrato di prendersi cura gli uni degli altri, forse anche meglio delle istituzioni che dovrebbero avere cura dei cittadini in difficoltà. Per questo vale la pena rischiare, contando sulla buona fede degli altri. Gli indumenti seguono, di solito, l’alternarsi delle stagioni e delle temperature. Adesso, ad esempio, in un periodo nel quale il freddo è intenso e soprattutto chi vive in strada la notte passa delle ore terribili, vengono lasciati perlopiù cappotti e giacche pesanti. In estate, invece, si vedono appese semplici magliette comode e leggere.

In mezzo alla chiave positiva di questo fenomeno, fatta di solidarietà e aiuto reciproco, resta però da chiedersi: perché è nato il Muro della Gentilezza? La risposta, non sempre di facile ammissione, è però chiara e forte: il popolo, dall’Iran agli altri Stati di tutto il mondo, ha dovuto farsi carico dei più deboli laddove le istituzioni si sono dimostrate poco presenti, quando non del tutto assenti. Questo dimostra, al contrario di ciò che si possa pensare, che i cittadini non hanno competizione né menefreghismo gli uni verso gli altri e che, quando c’è un bisogno, sono pronti ad aiutarsi. Certi che, quando capiterà poi a loro, troveranno la stessa mano e la stessa cura che hanno donato.

Ciò che per noi può essere un semplice giubbotto fuori moda, magari un po’ vecchiotto o semplicemente che non incontra più i nostri gusti e, per questo, pronto ad essere buttato o tenuto inutilmente negli armadi stracolmi, per qualcun altro può essere spalle coperte durante una notte gelida, schiene calde sopra l’umido di una panchina.

I Muri della Gentilezza possono anche essere visti come il messaggio opposto ai Muri che i potenti minacciano di creare di continuo, alimentando divisioni e supremazie. Laddove un muro divide un altro, da qualche parte, è pronto ad unire.

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