Istat: l’Italia verso il collasso demografico

Secondo i dati Istat, l’anno appena concluso, il 2019, è stato quello con il minor numero di nascite in Italia dal 1918. Nel nostro paese “non si nasce più”. I motivi da indagare risiedono primariamente nell’aspetto economico: fare un figlio costa. In uno Stato dove il lavoro non c’è, o dov’è precario, decidere di mettere al mondo un figlio è una scelta da salto nel vuoto. Debole il presente, incerto il futuro, soprattutto per i giovani. L’Italia è una nazione dove il welfare è inesistente. Avere un figlio è qualcosa di cui lo stesso Stato si toglie dalle responsabilità. Il figlio è tuo e tu devi occupartene. Poco importa se non sei nelle condizioni di farlo o se hai bisogno di un sostegno in più. Sei quasi colpevole di averlo voluto quel figlio e, allora, i giovani si stanno abituando all’idea di non farne più.

Il 2019 ha registrato il numero più basso di nascite dal 1918, soltanto 435 mila e, proprio per questo, potrebbe passare alla storia. Per un primato triste però, che azzera i progetti di chi un figlio forse lo vorrebbe. Secondo i dati Istat, inoltre, è avvenuto il cambio naturale più basso degli ultimi 102 anni. La popolazione italiana sta inesorabilmente diminuendo, senza equilibrio alcuno tra decessi e nascite. I numeri parlano chiaro: meno 116 mila persone all’anno.

Vediamo quali altri dati mostra il Rapporto annuale Istat: l’età media delle madri è di circa 32 anni, mentre il numero medio di figli per donna è di 1,29. Non solo, i tassi di fecondità scendono nelle donne giovani e si alzano in quelle più grandi. I dati mostrano come in Italia facciano più figli le donne over 40 rispetto alle ventenni e trentenni. L’Italia è attualmente un paese dove si invecchia di più e si nasce di meno; dove i bambini rispetto al passato hanno genitori più anziani. La vita in Italia si allunga, questa è almeno una notizia positiva. La speranza di vita, infatti, sale a 85,3 anni per le donne e a 81 per gli uomini. Anche l’età media continua a salire: all’inizio del 2020 si attesta a 45,7 anni.

Un altro dato dato da analizzare è quello relativo al divario fra Nord e Sud. L’Italia si mostra sempre più divisa tra un Nord che continua a crescere e un Sud con una speranza di vita molto più basso; conseguenza dovuta alle migrazioni interne e allo spopolamento dei territori. Alla base sempre il fattore economico: la mancanza di lavoro spinge, soprattutto i giovani, ad andare altrove. Le città che registrano uno sviluppo maggiore sono Trento e Bolzano, mentre le regioni che si stanno spopolando di più sono la Basilicata e il Molise.

Riguardo alle migrazioni, 120 mila italiani hanno lasciato il paese nel 2019; più di tremila rispetto al 2018. La popolazione residente in Italia continua invece a diminuire: all’inizio del 2020 si attesta a 60 milioni 317 mila. Il calo della popolazione italiana non accenna ad arrestarsi: nel 2019 è stata registrata una diminuzione del -1,9% per mille residenti.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha lanciato un monito a questa grave situazione: «Va assunta ogni iniziativa per contrastare questo fenomeno. Si rischia un indebolimento del tessuto del nostro Paese. Chi è anziano come me ha ben presente l’abbassamento di scala della natalità nelle generazioni. Due generazioni prima della mia, i figli erano numerosi; poi si sono ridotti ancora. E questo è un problema che riguarda l’esistenza del nostro Paese. Quindi le famiglie non sono il tessuto connettivo dell’Italia, le famiglie sono l’Italia. Perchè l’Italia non è fatta dalle Istituzioni ma dai suoi cittadini, dalle persone che vi vivono».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *