Pandemia coronavirus, l’Europa ha delle responsabilità? Il retroscena

di Giulia Tolace

Gira un documento importante in queste ultime ore, che apre uno scenario inquietante sull’Unione Europea. Si tratta del documento finale della riunione dei delegati dell’Ecdc (Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie). Tra il 18 e il 19 febbraio a Solna, in Svezia, si riuniscono 26 rappresentanti di istituti di sanità pubblica (compresa Silvia Declich dell’ISS), due funzionari della Commissione UE, gli osservatori di due ONG e quattro dell’Oms. Il documento dell’incontro, finalizzato a discutere dell’epidemia coronavirus, viene visionato da El Paìs, il quale mostra come il Coronavirus venne sottovalutato.

Sembra di imbattersi in un film, in pieno stile Contagion, dove i potenti non prendono seriamente l’impatto del nuovo virus e gettano informazione e cittadini nel caos. Purtroppo qui non si tratta di un film, ma della realtà e di un continente, l’Europa, che ha pagato (e sta continuando a pagare) a caro prezzo la negligenza di qualcuno.

Stando al documento, il Covid19 viene descritto come “sotto controllo”. Soltanto 3 giorni dopo, o poco meno, per l’Italia inizierà l’incubo Coronavirus, con il caso di Codogno. La stessa sorte toccherà agli altri paesi del continente, a distanza di poche settimane. Nello stesso periodo in cui al Covid19 non venne data la giusta attenzione, l’Italia scoprirà da sola che il virus si era già fatto strada nella parte Nord della nazione.

Eppure per l’Unione Europea, con i membri del Consiglio consultivo dell’Ecdc, quello del Covid19 è un “rischio basso”. Anche se in Europa cominciarono ad esserci già i primi 45 casi di coronavirus accertati (ed in Cina i dati viaggiavano su circa 2mila morti e 73mila contagiati) l’Ecdc giudicò quelle “infezioni che sembrano essere lievi”, oltre che essere poche. Un buon motivo per considerare non solo il rischio per la popolazione “basso”, ma anche il rischio per il sistema sanitario “basso o moderato”.

Si discuterà di tutto, ma senza prendere decisioni tempestive al fine di tutelare la salute. Non verranno previsti tamponi, studi sugli asintomatici, soluzioni per la mancanza di Dpi (dispositivi di protezione individuali), nè si discuterà della scarsità di posti negli ospedali. Alcuni capi di Stato avanzano delle proposte e delle ipotesi, ma non vengono ascoltati. Come il capo danese che chiederà di puntare l’attenzione sulle capacità ospedaliere e di occuparsi dei pazienti già ricoverati nelle terapie intensive per gravi polmoniti. Così come un rappresentante tedesco che si mostrerà scettico sulle strategie di contenimento fin lì adottate. Ma loro, come molti altri, verranno eclissati. Bisognerà attendere le prime morti italiane per smuovere, con i primi incerti passi, le coscienze di tutti. Ma sarà troppo tardi. Il resto, è storia.

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