Rapporto Eurostat: i lavoratori italiani tra i meno istruiti

Secondo i dati Eurostat, i lavoratori italiani sono tra i peggiori d’Europa. I ragazzi laureati in Italia non mancano, quelli specializzati nemmeno. Il problema, semmai, è la mancanza di lavoro. Così, i ragazzi più talentuosi prendono un volo di sola andata per un’altra nazione dove, sicuramente, il merito ha ancora importanza. L’Italia, ad esempio,è uno tra i paesi ultimi per fondi destinati alla ricerca, eppure i ricercatori italiani in giro per il mondo sono corteggiati dalle migliori realtà. I ragazzi scappano da un Paese che non prospetta loro un futuro, scappano quando il presente diventa pesante e non offre possibilità.

Vediamo qualche dato del Rapporto Eurostat: solo il 24,3% degli occupati italiani dichiara di essere in possesso di una laurea. Peggiore all’Italia solo la Romania. Un dato che si differenzia da quelli di Regno Unito (47,2), Francia (43,3) e Germania (30,3). Il dato peggiore si registra per gli uomini: soltanto il 18,2% dei lavoratori italiani è laureato, con una distanza generale europea del 32,8%. Il primato italiano riguarda invece un dato che va in direzione opposta all’istruzione: l’Italia ha il numero di lavoratori italiani in possesso soltanto della terza media tra i più alti d’Europa con il 29,7% contro il 15,9% della media europea. Il messaggio risulta chiaro tanto quanto triste: in Italia studiare serve ancora?

Ad avere un livello di istruzione più alto, in Italia, sono invece le donne. Ma anche loro faticano a trovare lavoro, anche più degli uomini. Quindi, studiano di più ma lavorano di meno. E proprio per questo provano a munirsi di quanti più titoli possibili, nella speranza che questo le aiuti ad accedere più facilmente al mercato del lavoro. I dati: le donne lavoratrici in possesso della laurea in Italia sono il 30,1%; la media europea è del 40,2%. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, secondo quanto recita la Costituzione. Eppure il lavoro è il grande assente del nostro Paese. Per quanto ancora l’Italia lascerà scappare i giovani, nella famosa “fuga di cervelli”, rischiando di perdere le migliori risorse?

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